Oggi Vasco compie sessant'anni.
Per me non so, rimarrà sempre e solo Vasco, senza aggettivi e soprattutto senza età. Però è innegabile che un giorno del genere sia un'occasione di riflessione.
Leggiucchiando qua e là su internet leggo molti che ricordano il loro primo incontro con la musica di Vasco.
Ecco, io non lo ricordo. Come se fosse sempre stato qui. Ricordo mio padre che cantava Albachiara accompagnandola con la chitarra, e poi ovviamente ricordo la VHS di Fronte del Palco (memorabile) e i vinili di Cosa succede in città e altri, ascoltati fino a consumare la puntina, o la cassetta di Bollicine. Però a quel punto Vasco già c'era. Non ricordo da quando, ma in fondo "va bene così".
Vasco per me vuole anche dire comunione estrema con alcune persone. Un verso canticchiato, o anche solo recitato, e uno sguardo che dice tutto. Al mare, ritrovarsi dopo un anno in cui non si è saputo niente l'uno dell'altro e scoprire che non importa quello che è stato, Vasco ci unisce ancora e sempre.
Anche oggi, adulta, scoprire che una persona ama Vasco me la rende simpatica già in partenza, prima ancora di conoscerla.
Uno che si è sempre fatto i cazzi suoi, pure troppo a volte.
E come si dice, chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni.
Auguri Vasco!
